Ho sempre guardato con scetticismo ai ‘grandi’ della Storia. Nelle vicende umane il confine tra guidare ed essere guidati e’ spesso molto labile… In una coppia, in un gruppo di lavoro, in politica.
Fu leggendo Guerra e Pace che trovai le parole per dirlo: per Lev Tolstoj i ‘grandi’ non sono altro che strumenti al servizio della Storia, non fanno che interpretare – piu’ o meno consapevolmente – il volere dato dalla somma dei singoli… La sintesi che fa delle guerre napoleoniche e’ in questo senso illuminante: Napoleone appare poco piu’ di un burattino, sono i Popoli – o la Storia, o la Provvidenza, usate il termine che preferite – a determinare gli eventi.
Questa visione si affianca singolarmente bene agli studi di Francesco Alberoni su quello che lui chiama lo ‘stato nascente’: quel movimento dello spirito individuale capace di risvegliare e dare forma alle nostre energie, alla nostra creativita’, al nostro bisogno di aprirci all’altro da noi – cosi’ nascono le coppie, i movimenti politici, le vocazioni religiose. Lo stato nascente ha a che fare piu’ con le vicende personali dei singoli individui piuttosto che con la forza dei leader: ed anche se per Alberoni le prime non escludono certo la seconda, a me pare interessante mettere le sue pagine accanto a quelle dello scrittore russo.
Tutto questo mi e’ tornato in mente leggendo sul Corriere della Sera del 22 Marzo la critica del filosofo Emanuele Severino all’ultimo libro di Giulio Tremonti (link). Quello che mi ha colpito in particolare e’ stato il pensiero evidente in entrambi di poter governare la Storia: grazie alla Politica (per giunta illuminata dalla Fede) secondo Tremonti, per mezzo della Tecnica secondo Severino.
Entrambe le posizioni mi sembrano stimolanti perche’ chiamano in causa la nostra responsabilita’ etica di fronte al futuro, e sottraggono le nostre scelte al presunto determinismo dei meccanismi di mercato. Ma nonostante questo penso abbiano un vizio di fondo: mi sembra che entrambe presuppongano che ci sia qualcuno cui spetti il compito di risolvere per tutti il dilemma di quello che verra’…
Ma io sono con Tolstoj – e grazie ad Alberoni so spiegare perche’: non e’ nelle mani dei ‘potenti’ che metto il mio domani.