Made in Italy – anzi, in Bergamo – dall’inizio alla fine: e che sia di buon auspicio per tutti
Made in Italy – anzi, in Bergamo – dall’inizio alla fine: e che sia di buon auspicio per tutti
Ero adolescente quando ho visto il mio primo quadro di Edward Hopper: mi lasciò un’impressione vividissima, come prendere un appuntamento per quindici anni dopo…
La mostra allestita a Palazzo Reale è davvero bella: mancano alcune delle tele più famose (le pompe di benzina !), ma il percorso dell’artista è presentato con ricchezza ed efficacia.
I quadri del periodo parigino sono interessantissimi: una Parigi impressionista guardata con gli occhi di un americano…
Già, gli occhi di un americano. La scelta dei soggetti e del punto di vista, lo stile della pennellata: i quadri di Hopper riescono allo stesso tempo a rilasciare energia ‘materiale’ ed a rappresentare il vuoto esistenziale.
Che siano persone o paesaggi, tutto è sospeso, inerte, in attesa di qualcosa che dopo poche tele si capisce non arriverà mai…
Si esce dalla mostra carichi di forza ed arricchiti di strumenti interpretativi: difficile chiedere di più.
Martedi’ sera una trentina di persone aspettavano al freddo fuori da un portone chiuso. Ad un certo punto un omone di mezza eta’ – barba e capelli da eremita, in mano una gruccia con una camicia a quadretti rossi – fende la folla e bussa. Impiega qualche istante a convincere chi gli ha aperto. Alla fine viene lasciato passare.
Steve Earle e’ entrato in scena cosi’, su un marciapiede di Milano: un’oretta dopo il cantautore americano ha caricato di energia il numeroso pubblico della ‘Salumeria della Musica’ – uno dei pochi posti in citta’ dove incontrare la musica che serve a qualcosa.
Chitarra acustica possente, voce gentile, la sicurezza di chi ha visto tutto: nessuna traccia del suo passato controverso, neppure una cassa rotta ed un microfono imbizzarrito hanno rovinato la festa.
Ho scelto si andare al concerto di Steve Earle per caso, ispirato dalla scelta degli amici: quando sono quelli giusti, sai che ti fanno bene.
Pedro Almodovar fa cinema per il gusto di fare cinema. Quindi i suoi film sono inutili ? No, mai.
È vero, oramai è difficile che i suoi melodrammi ci sorprendano: ma quanta passione, quanta energia, quale sguardo riesce a prestarci sul mondo !
Dopo ‘Carne Tremula’ e ‘Parla Con Lei’, ‘Gli Abbracci Spezzati’ arriva a comporre una sorta di formidabile ‘trilogia della vita’: i corpi, i colori, le emozioni viscerali – e poi la Spagna, sottofondo immancabile ed indispensabile …
Già, dovremmo dire della splendida e bravissima Penelope Cruz, ma siamo invece tornati al piacere di viaggiare: quando fantasie ed esperienze si mischiano, si fondono, ci fanno stare bene.
Ieri a San Siro c’ero anch’io.
Il rugby dal vivo è davvero esaltante, e non importa se al mio occhio da profano non tutto risulti comprensibile: il senso della lotta è chiarissimo, che i neozelandesi ci siano superiori per velocità e potenza pure, che i nostri si siano superati per grinta e determinazione, anche.
Uno spettacolo magnifico, alla faccia del tempo molto milanese: gli spalti stracolmi, l’inno nazionale trasformato in un boato, pronto però ad ammutolire di fronte alla mitica danza maori, la partita ‘vera’, nervosa e combattuta fino all’ultimo, la festa prima e dopo intorno allo stadio.
Finale a tema con gli amici in un bel locale nel centro di Milano: perché la festa dura fino alla fine, emozioni ed energia vanno condivise per non lasciarle disperdere.
E la Haka ?
“… Un passo in su
Un altro passo in su
Un passo in su
Ora il sole splende.”
Fulminazione in tre atti.
Una vecchia in odore di alzheimer non sopporta la propria badante. Stacco.
Due fratelli si trovano diseredati: chi accusare ? Stacco.
Flashback: la realta’ che si capovolge.
Tre quadri statici eppure rapidissimi, personaggi appena accennati ma definitissimi, messa in scena ed introspezione psicologica che riportano alla mente il Moravia degli ‘Indifferenti’: il regista Cesare Lievi ci ha vinto un premio lo scorso anno, come miglior autore di novita’ italiana – e si capisce perche’.
Le amiche sono scappate via prima.
Invece e’ una scarica elettrica: tzzd … tzd … tzzzzd e ti riscopri vivo.
Boccioni nel Dicembre 2007, Balla nel Maggio 2008, ed ora – Febbraio 2009 – Filippo Tommaso Marinetti …
Complice il centenario del manifesto futurista, continuo la cavalcata in un mondo tra i piu’ affascinanti in cui mi sia imbattuto negli ultimi anni.
La mostra dedicata a Marinetti presentata al Palazzo delle Stelline (link) mi ha aperto un nuovo orizzonte: le tavole di ‘parolibera’ – quando sintassi e punteggiatura scompaiono restano i segni, piegati ad una rappresentazione grafica che non si vergogna di richiamare i suoni onomatopeici e combinarli all’illustrazione astratta …
Semplici parole sulla carta, arricchite da pochi tratti elementari: e tutta la velocita’, l’energia, la determinazione gia’ viste nella pittura e nella scultura futurista fanno di nuovo capolino – ma questa volta bastano una matita ed una pagina di quaderno ..
L’energia richiamata con un niente: l’ispirazione piu’ preziosa.