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Un Tassello a Forma di Gabbiano

Mercoledi’ scorso altra prima a teatro: questa volta Il Gabbiano, di Anton Cechov.

Un incrociarsi di storie d’amore destinate alla tragedia, un affresco piccolo borghese stantio e macilento: Cechov mette in scena un mondo destinato a crollare – la Rivoluzione di Ottobre arrivera’ vent’anni anni dopo.

Negli anni in cui Cechov scrive Il Gabbiano Dostoevskij e’ mancato da poco e Tolstoj ha gia’ espresso il suo massimo, mentre all’estero Thomas Mann non ha ancora scritto La Morte a Venezia e Pirandello e’ poco piu’ che un ragazzo.

Autori che stanno bene insieme: il senso di mortifero che si respira sulla scena del Gabbiano e’ lo stesso che esce dai racconti di Mann, ma l’intensita’ degli scambi emotivi tra i personaggi non arriva mai alla vertigine di cui sono capaci i romanzi dei colleghi russi o i drammi dell’autore italiano.

La rappresentazione vista al Carcano mi pare riuscita: bellissima la messa in scena, buono il lavoro corale, gli attori ricreano il giusto disagio…

Non posso dire mi sia piaciuto, ma e’ come se un altro tassello fosse andato al suo posto.

Avanti il prossimo !

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Una Seta Disturbante

Scrivo poco di libri.

Penso che l’idea sia che hanno già detto tutto loro, scrivere di uno scritto mi imbarazza. Non deve quindi essere un caso che un vecchio libro di Baricco mi sia venuto in mente solo dopo che l’altra sera ho buttato un occhio alla tv ..

Mi aveva annoiato il libro, mi ha annoiato il film: entrambi tecnicamente notevoli, esteticamente perfetti, ma – posso dirlo ? – inevitabilmente pallosi.

Perchè allora questo post ?

Perchè, perso nella noia, avevo finito per non ascoltare quel sottile senso di disagio che il libro mi aveva trasmesso e che ho ritrovato pari pari nel film ..

Lo stile è onirico e sospeso, la storia languida e senza rimedio: cerchiamo sempre ciò che è lontano, quello che ci sta vicino non riusciamo nè a vederlo nè a capirlo – e così è la nostra stessa vita che se ne va via.

Mi son sentito chiamato in causa, mi ero sentito chiamato in causa fin dall’inizio: la noia era una difesa, una difesa per non guardarmi in faccia .. Fino all’altra sera.

Davvero salutare.

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This Is Not A Dark Ride !

In queste settimane sto giocando con tre anni di filmini delle vacanze. In effetti i periodi estivi trascorsi con i babbari sono tra le cose piu’ belle di questo mio inizio di nuovo millennio: ci siamo costruiti un bagaglio di esperienze e di ricordi che ci daranno energia per sempre.

Se penso a come si svolgono.. Beh, passo il 90% del mio tempo incazzato: ho freddo, ho caldo, sono sudato, sento l’umido, ho fame, dov’e’ un cesso, ho mal di schiena, bevo troppo, bevo troppo poco, e la gnocca dov’e’ ..

In effetti non vale solo per le vacanze: nel presente vivo quasi costantemente affaticato e insoddisfatto, ma basta che passi qualche giorno – a volte qualche ora – perche’ tutto mi appaia sotto una luce diversa…

This is not a dark ride.

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Gomorra

A poche settimane dalla mia prima visita in citta’, non potevo sottrarmi al film tratto dal libro di Roberto Saviano - meno che mai oggi, che Napoli e’ tornata sulle prime pagine dei giornali di tutta Italia.

Il film di Matteo Garrone non comincia e non finisce, non spiega e non giudica: rappresenta. Manca persino ogni commento musicale: nella realta’ tutt’al piu’ si sente una radio.

Ha detto Saviano: “La voglia di capire e’ necessaria: un libro (un film) che insegue questo bisogno diventa uno strumento per il vivere quotidiano, non piu’ letteratura (spettacolo) di evasione”.

Pericolossimo, dunque. E irrinunciabile.

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Election Day

Il Bairro do Morumbi e’ una zona residenziale di San Paolo, in Brasile. Il Sud America e’ terra di contrasti, dove i concetti di ingiustizia e diseguaglianza lasciano le stanze dei dibattiti per imprimersi negli occhi e nelle coscienze. Il Bairro la sintetizza bene, e le immagini riacquistano la loro forza primitiva: guardare per credere.

Ho trovato la foto del link sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, e scoprire pochi giorni dopo nelle sale cinematografiche ‘La Zona’, opera prima del messicano Rodrigo Plà, e’ stato un richiamo che non potevo lasciarmi sfuggire.

Ambientato a Citta’ del Messico, inzia come un horror, prosegue come un action movie e finisce con la tragica lucidita’ di un Clint: un ragazzino rimane imprigionato in un quartiere per ricchi, e non ne uscira’ piu’.

Il microcosmo folle del fortino privilegiato, assediato dalle baraccopoli della citta’ e dai suoi abitanti, e’ scioccante perche’ realistico: Citta’ del Messico e’ ovunque, gli odiosi carnefici terrorizzati da un bambino siamo noi, e’ inutile preoccuparsi del futuro perche’ e’ gia’ qui.

Ma su quest’ultimo punto torneremo. Intanto buon Election Day.

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Lussuria ! Lussuria !

La ‘matematica esistenziale’ e’ saltata fuori perche’ non volevo arrivare tardi al cinema: c’era da vedere l’ultimo film di Ang Lee.

Un gruppo di amici e’ seguito dagli entusiasmi della prima giovinezza al dramma della vita vera: ed il passaggio dall’impegno teatrale all’omicidio e’ mostrato in tutta la sua naturalezza. Non c’e’ follia, solo il dispiacere per vite buttate.

La vicenda – come il titolo del film, e la relativa campagna di marketing – deve tutto alla forza della storia d’amore che punteggia gli eventi: i personaggi sono concreti, l’ambiguita’ dei sentimenti vera, credibile; e le deflagrazioni nell’intimita’ sono lo sbocco delle tensioni, delle compressioni e delle solitudini in cui sono costretti i protagonisti.

Il regista non e’ dei miei preferiti, ma gli attori sono azzeccati: le critiche che si leggono sui giornali sono snob, il film vale piu’ del prezzo del biglietto.

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La Regina Vergine

Elizabeth: the Golden Age. Un film tosto, messa in scena potente, consolare non e’ il suo scopo.

La regina piu’ famosa di Gran Bretagna e’ raccontata mentre prende coscienza di se’ – e del suo ruolo: quello che la vita ci chiede e’ scritto in noi stessi, la nostra forza viene dalla capacita’ di ascoltarci – oltre che di ascoltare.

Nella puntata di ieri di Grey’s Anatomy lo dice il personaggio saggio: il successo e’ vuoto, se ci lascia soli. La Elizabeth di Kapur lo sa, e accetta il suo destino – non puo’ abbandonare il suo popolo. La sua disperazione diventa la sua forza: e’ la sua energia psichica a distruggere l’Invincibile Armada.

Grandioso e spettacolare, ma qualche volta preferisco i telefilm.

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