Ridevo con le amiche giusto domenica scorsa: i maschi imparano a lucidarsi le scarpe che sono ancora adolescenti, con quelle da calcio.
Dopo una partita nel fango, il rito del lavaggio, la messa in posa per l’asciugatura, e poi finalmente eccoti li’ ad armeggiare con la spazzola, il grasso, il piacere di sentire tra le dita la pelle da rimettere a nuovo… Una specie di cerimonia del te’ per quindicenni, insomma.
Vabbe’, oggi pomeriggio ero sul balcone a lucidarmi le scarpe, quelle per l’ufficio. Non hanno i tacchetti, ma bisogna sapersi accontentare: e’ l’atto in se’ che conta. Del resto lucidare e’ la versione piu’ facile del piu’ saggio dei gesti creativi… la manutenzione!
Il piacere delle cose semplici: roba da filosofi zen
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questo anche perchè (mioddio) la pelle dagli scarpini da calcio è scomparsa poco dopo che li abbiamo (ahinoi) appesi al fatidico chiodo.
Ora le tomaie supersintetiche al solo avvicinarsi del grasso si turerebbero i pochi (finti) pori…
ah… quelle scarpe di supercuoio tibetano che, forgiate dal gelo di campi da calcio sottratti all’agircultura, resistevano impavide ad ogni tentativo di ammorbidimento, rifiuando sprezzanti fintanto il grasso di foca (la coscienza ambientale all’inizio degli anni ottanta era ancora un po’ apprssimativa).
P.S. per un giovano rampante pensavo fosse più cool recarsin in ufficio con un paio di superga, che richiedono null’altro che un po di lavatrice ogni tanto….
Ho riletto per semplice autoerotismo della risata il mio commento sopra.
Sono riuscito ad infilare una bella fila di errori/orrori ortografici.
Il mio stato mentale sta scivolando verso un’inesorabile abulia o e solo la fretta del commentoatutticostiprimadellariunionedaichesenomidimentico?
ovvio che “e solo”=”è solo”.
e non ho nemmeno una riunione da fare a breve, è ora di prenzo (
)