Come promesso, la seconda puntata dei miei ‘articoli’ dedicati alla fotografia … Beh, piu’ o meno ![]()
Ho assaporato le prime gioie del possesso da piccolo. Mi regalarono un pallone. Nel prato dietro casa vigeva una consuetudine: chi portava la palla decideva chi poteva giocare. Possesso e Potere. Il piccolo autistico cominciava a capire il mondo.
Ero ragazzo quando mio padre mi introdusse alle gioie della ‘notazione inversa polacca’ (quella roba per cui su una calcolatrice “1+1=” si scrive “1 enter 1 +”): non solo le tascabili della Hewlett-Packard erano costruite cento volte meglio di tutte le altre, con una tastiera che considero tra gli oggetti industriali piu’ riusciti di sempre, ma soprattutto, grazie alla notazione inversa polacca, erano inutilizzabili da tutti i miei amici… Il giovane autistico cresceva ed imparava: ancora possesso e potere, ma questa volta un potere piu’ raffinato, quello dello Scriba, colui che solo conosce i segni – e sa farli parlare.
L’acquisto della D40 (il ‘cannone’ nel linguaggio vacanziero dei babbari) ha riproposto anni dopo la stessa questione. Il piacere tattile della macchina fotografica, la gratificazione dell’attivita’ artistica, la soddisfazione di lasciare il proprio sguardo ai posteri …
Cedo volentieri il cannone agli amici: per pura perfidia. Chi e’ abituato alla pellicola delle vecchie reflex o alle compatte digitali non viene sfiorato dal pensiero che possa esistere un’attivita’ come quella di ‘bilanciare il bianco’: la luce non e’ tutta uguale, l’occhio umano lo sa ma alla macchina fotografica e’ meglio dirlo… La regolazione manuale resa possibile delle reflex digitali lascia onori ed oneri al malcapitato di turno: gli ignari amici possono scattare a volonta’, le probabilita’ che le foto escano con le alterazioni cromatiche piu’ insensate sono tante, davvero tante…
Il giovane autistico e’ oramai adulto: e che nessuno tocchi la sua macchina fotografica
(Babbaro Alto le mie scuse, immagino la prossima volta ci ricorderemo entrambi che il cannone va regolato !!)