Andare in giro con una reflex al collo e’ divertente: la gente crede che tu sappia cosa stai facendo. Comincio oggi una serie di articoli (?!?) di fotografia: vediamo se i professionisti mi faranno chiudere il blog prima di arrivare alla fine !
Babbaro Attila e’ un soggetto difficilissimo da fotografare, ma non bisogna dirglielo: e’ uno che alle foto ci tiene tantissimo… Questa e’ la storia di anni di fallimenti da parte del sottoscritto. Memento per i posteri fotografi: non comprate una reflex, le macchinette compatte vanno benissimo. Una traccia per gli amici se dovessi sparire: qualcuno un movente ce l’aveva.
Ma andiamo con ordine.
Durante le missioni babbariche, Babbaro Attila veste sempre di scuro – nero preferibilmente. Non importa perche’, importa il dato di fatto: Babbaro Attila veste di scuro. E’ una delle cose che impari a notare facendo fotografie – se non mi fossi comprato la Nikon forse non ci avrei fatto caso ancora adesso, dopo otto anni di imprese babbariche in giro per l’Europa.
Dunque, dicevamo: Babbaro Attila veste di scuro. La prima ovvia conseguenza e’ che ha la tendenza a sparire sui fondali scuri. Mai fatto caso a quanti fondali scuri si possano trovare prima di comprare la Nikon e cercare di fotografare Babbaro Attila. Ma la vita e’ fatta di chiaroscuri … Leggendaria la serie di foto al santuario mariano di Aasebakken: Babbaro Alto (lui, previdente, veste sempre di chiaro) svetta accanto ad una testa fluttuante a mezz’aria – il corpo di Attila se lo e’ mangiato il muro (nero).
La seconda conseguenza delle abitudini dell’amico e’ che se il fondale e’ chiaro Babbaro Attila e’ destinato a sparire lo stesso, trasformato in un monolito nero dalle scelte dell’esposimetro. Tra i tanti orrori, cito il piu’ recente: nel diluvio di Gullfoss l’acqua rovesciata sulle nostre teste con benedetta abbondanza da nostro Signore era pari solo a quella rovesciata sui nostri piedi dalla forza delle cascate… L’esposimetro ha fatto quello che ha potuto per trasformare un monocromatico grigio in una parvenza di fotografia: il prezzo da pagare e’ stata la metamorfosi di Babbaro Attila in un tronco di ebano. Per fortuna hanno inventato il D-Lighting: la foto corretta a posteriori risultera’ anche artificiale, ma almeno mi ha restituito l’amico.
Come dicevo a Babbaro Attila piace essere fotografato: gli piacciono quelle belle foto dove il soggetto e’ davanti e dietro ci sta il motivo della gita – un panorama, un monumento, una chiesa … Insomma quelle foto che vengono benissimo con le macchinette compatte. Poi ti compri la reflex, disinserisci gli automatismi (senno’ cosa te la sei comprata a fare ?) e forte delle tue esperienze con la Minolta di papa’ …
Cazzo hai in mano uno zoom. Sulle prime non ci avevi fatto caso: te lo hanno venduto insieme alla macchina. Lo zoom manda a pallino le tue poche reminescenze sulla profondita’ di campo: tu armeggi pieno di te alla ricerca dell’inquadratura piu’ artistica, e mica ci pensi che stai freneticamente cambiando la lunghezza focale. Stringi stringi l’inquadratura, bravo, cosi’ la profondita’ di campo si azzera – e poi glielo spieghi tu a Babbaro Attila che i suoi ricordi piu’ belli sono tutti sfocati ! L’apoteosi a Copenaghen, alle prese con la Sirenetta: lei sullo sfondo, splendidamente nuda e perfettamente a fuoco, davanti una macchia sfocata, per l’occasione non era neanche scura … Beh, in effetti se non mi ha strozzato li’ non mi strozza piu’.
Babbaro Attila non sa solo come deve essere fatta l’inquadratura: come tutti i modelli di professione, ha il suo profilo preferito. Quando meno te lo aspetti si mette di sguincio: la mia mamma lo trova fotogenico, prova schiacciante del fatto che ha ragione lui. Ma veniamo al punto: non ti basta soppesare ogni singolo raggio di sole, accertarti che tutta la scena sia illuminata adeguatamente, verificare tre volte tutte le micraniose impostazioni della macchina … A lui basta girarsi un attimo e … Zac ! mezza faccia cade nella penombra. Meglio di Due Facce, il cattivo di Batman.
Quando hai imparato a contrastare bene le fotografie, a padroneggiare l’esposimetro, a non farti fregare dal sole, quando ti sei fatto furbo tra lunghezza focale, tempi di posa ed apertura dell’otturatore, beh non hai mica finito ! Qualche giorno fa ho ripreso in mano una vecchia foto al Babbaro – fondamentale, ovviamente: lo avevo immortalato insieme alla sua mitica 126 il giorno del loro primo raduno d’auto d’epoca.
Facile: Babbaro (ovviamente scuro, ma per l’occasione andava bene cosi’), genitore, 126. Tutti e tre fermi, davanti al garage. In posa plastica. Un calcio di rigore. L’intrepido fotografo scatta e …
Me ne sono accorto ad anni di distanza, sai quando gli shock che vengono rimossi: ero riuscito a far ballare (?!?) la Nikon, la foto era mossa.
Ok, avete capito: Babbaro Attila e’ un soggetto difficile da fotografare. La prossima volta vedremo come utilizzare il bilanciamento del bianco per rovinare le foto che gli amici fanno con la tua macchina fotografica.