Comincio dalla fine: Paolo Sorrentino e’ un regista per nulla banale e Toni Servillo un attore dal talento mostruoso.
Il film riesce ad essere aggressivo all’inverosimile (Le Monde parla di un Andreotti-Nosferatu) pur restituendo gran parte dell’ambiguita’ – e della melanconia – del personaggio.
Il ‘contorno’ non e’ da meno: la ‘corrente’ che pare la Banda Bassotti, il giudice con la lacca, il malavitoso star… Spiazzante, inquietante, agghiacciante.
La scelta stilistica di Sorrentino e’ quella giusta: il film e’ surreale perche’ surreale e’ quello che racconta.
Ed e’ l’Italia degli ultimi trent’anni.
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