“Gli Stati nazionali moderni non hanno potuto funzionare senza l’appoggio passivo, ma anche la partecipazione attiva e la mobilitazione, di moltissimi dei loro cittadini. Questo principio rappresenta l’eredità del XX secolo. Ma sarà ancora la base dei governi popolari, incluso quello liberaldemocratico, nel XXI? La mia tesi è che la fase attuale dello sviluppo capitalistico globalizzato lo sta minando alle radici, e che ciò avrà — anzi, sta già avendo — serie implicazioni per quanto riguarda la democrazia liberale come viene intesa oggi.”
Eric Hobsbawm (“Se il mercato uccide la democrazia“, Corriere della Sera del 28 Ottobre) cambia completamente punto di vista, ma tocca lo stesso nervo scoperto di cui parla Ascanio Celestini (link): i fenomeni economici e sociali cui stiamo assistendo sono difficilmente gestibili da governi ed istituzioni proprio perche’ si pongono come alternativi ad essi (“dalla sovranita’ dei cittadini alla sovranita’ -?!?- dei consumatori”).
Un punto di vista stimolante, un modello interpretativo dei fatti piu’ significativo ed efficace di tanti altri: non e’ necessario essere daccordo, penso l’importante sia esserne consapevoli.