"Le nuove aziende sono come macchine che corrono ad una velocita’ diversa rispetto alla politica ed alle istituzioni tradizionali. Chi lavora e’ come se stesse sul treno: e vede queste ultime arrancare fuori dal finestrino."
Prendo di nuovo a prestito il bell’articolo di Ascanio Celestini per introdurne un altro, comparso questa volta sul Corriere della Sera del 21 ottobre: "Flessibili e realisti", di Francesco Giavazzi (link).
"Una volta le tecnologie cambiavano lentamente e il capitale umano accumulato da un lavoratore deperiva con altrettanta lentezza: quindi alle aziende conveniva conservarlo, anche al costo di mantenere una occupazione temporaneamente in eccesso. [...]
Oggi i vecchi lavori scompaiono e chi non vuole essere schiacciato deve mantenere la mente aperta, rinnovarsi continuamente ed imparare ad utilizzare tecnologie sempre nuove («Istruzione, istruzione, istruzione!» scrive Michele Salvati). [...]
Nell’ Europa continentale queste forme di flessibilità richiedono una trasformazione radicale dei nostri sistemi di welfare. L’ Italia è un caso estremo."